Il Capocomitiva di Bari

Benvenuti, questo è il mio primo "BLOG". Per quanti di voi che abbiano intenzione di conoscere attualità, cronaca, divertimenti e tradizioni della città di Bari e non solo. Potrete fare due chiacchiere con me lasciando i vostri commenti o consigli in maniera seria ed io saro' felice di rispondervi. Buon divertimento Amici miei. Un saluto da Sergio "Il Capocomitiva". P.s.: Per la realizzazione di questo Blog nessun pugliese è stato maltrattato......

19 aprile 2009

E' domenica...Mi fà incazzare!!!

""""Che barba , che noia"""diceva Sandra Mondaini a suo marito Raimondo in una situation comedy televisiva di qualche anno fà.
Eh, si amici miei, ve lo dico sinceramente, la domenica mi mette sempre una tristezza addosso allucinante. Mi fà incazzare!!!
Per quanto sia giorno di riposo, di recupero psicofisico dopo una settimana di estenuante lavoro, un giorno di completo relax, non vi nascondo che è il giorno della settimana che piu' non sopporto...

Quando arriva il week end, il mio massimo momento di estasy lo raggiungo soltanto durante le serate del venerdi sera e del sabato sera. Il motivo è presto detto: il venerdi mi posso ritrovare con gli amici per andare a mangiare qualcosina in un pub o andare a fare "quattro salti in padella" in qualche localino, senza essere condizionato dal discorso orario di rientro, essendo ben consapevole che l'indomani è appunto sabato. In quest'ultimo giorno le cose vanno ancora meglio: al sabato mattina già partono le telefonate per organizzare la serata, decidere dove andare, dove e quando mi debbo incontrare e insomma provvedere a realizzare una bella e divertente uscita come poi spesso accade.

Ma la domenica, la domenica amici miei, è il giorno che per antonomasia è dedicato al culto religioso (per carità), al riposo post discoteca, alla siesta post pranzo, al relax piu' totale. Il punto è che già con la testa penso al lunedi che mi aspetta, alla levataccia mattutina, a tutte le scartoffie che ho da mettere a posto a lavoro, alle centomila cose in sospeso da portare a termine. E che palle pero'!!

Che faccio in questo benedetto giorno???Nulla di particolare. Se tutto va bene ed è una bella giornata di sole, d'inverno me ne vado in bici a scorazzare da una parte all'altra, d'estate cerco di andare a passare una mezza mattinata in auto per raggiungere il mare con gli amici.....

Ecco diciamo che forse la domenica mi diverto sicuramente di piu' nel periodo estivo che non durante quello invernale, questo è poco ma sicuro!.

Una volta in piedi la domenica mattina, con lo sguardo perso e vuoto di chi è rincasato alle 4 o 5 della notte, mi appresto di solito a fare una fugace ma corposa colazione, poi se mi è possibile una volta ricollegato l'unico mio neurone disponibile, lascio casa e vedo di beccarmi con qualche amico magari per un aperitivo o un caffè. Successivamente, ritorno alla base per l'ora di pranzo e scatta la penichella pomeridiana di una mezz'oretta circa (dalle 14,00 alle 17,00.....), giusto il tempo per ricaricare le batterie insomma. Mi rialzo, mi rivesto e parte l'appuntamento con gli altri profughi per un caffettuccio preserata in qualche bar carino della city.

La sera che faccio???Dipende, in linea di massima mi rifugio assieme ai pargoli in un pubbino o magari insieme ad essi mi riverso per le vie del centro cittadino. Come niente, e comunque nel giro di poche ore, già giunge l'orario della "ritirata". E' proprio vero: quanto piu' uno si diverte e piu' passa veloce il tempo....

Insomma, chi piu' chi meno il giorno dopo deve lavorare e comunque alzarsi presto, percio', alla spicciolata, e sicuramente molto prima di mezzanotte, rientrano tutti quanti e rientro pure io nei "miei appartementi", completamente scazzato e con il morale decisamente a terra....

Non la digerisco la domenica, non la digerisco proprio, è piu' forte di me. Non ci posso far nulla. E' l'indice della settimana che è finita e allo stesso tempo di quella che sta per iniziare....

D'accordo, direte voi, esistono giornate piu' nefaste, quelle magari in cui uno davvero si ritrova a combattere con problematiche ben piu' serie. Magari non si tratta soltanto di un unico giorno della settimana, ma peggio di interi periodi dell'anno. Tutto quello che volete ragazzi miei, ma vorrei trovare il modo per fermare il tempo. Una soluzione per evitare di ritornare a fare le solite cose, di stressarmi in mezzo a tante situazioni, di guardare sempre le solite facce scure durante la settimana. Il mio desiderio: godermi una vacanza lunghissima forse, all'estero, lontano da tutto e tutti. Si, lo ammetto, vorrei essere un "fancazzista" moderno, non fare piu' nulla, vivere tutti i giorni della mia vita come se fossero sempre venerdi e sabato sera!!!!Che spettacolo sarebbe "il dolce far niente"!!!Non vi nascondo che invidio coloro che se ne vanno a vivere in qualche atollo sperduto della Polynesia francese, a grattarsi la pancia dalla mattina alla sera, a crogiolarsi sotto il sole, a fare lunghe nuotate, a vivere la natura in tutto il suo splendore, a godersi le bellezze della vita senza avere nessun condizionamento, nessuna responsabilità, nessuna dipendenza!!!

La mia è utopia pura!!!Ma che ci posso fare se mi piace sognare ad occhi aperti. In fondo che cosa ci sta di male a sognare una vita beata e sollazzatta dalla mattina alla sera???Io credo che tutti voi la desideriate una cosa del genere.

La domenica è il giorno zero, nè sale e nè pepe, nè carne e nè pesce, nè nero e nè bianco, un giorno davvero palloso!!!!

Che dire quindi???Mi debbo accontentare di vivere la domenica come il giorno in cui posso dedicarmi finalmente alla famiglia, almeno quello lasciatemelo fare una volta a settimana.....forse forse glielo devo!!!!E tiro a campare.....
Disegno by: SILVER

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30 marzo 2009

A tu per tu con gli altri

"""Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l' ultimo"""" diceva SENECA... Sicuramente è vero. Come è vero d'altronde che le occasioni il piu' delle volte ci vengono offerte a nostra insaputa e a decidere spetta sempre e soltanto a noi. Ultimamente mi sono trovato a vivere indirettamente delle situazioni davvero gravi, due esperienze molto drammatiche che mi hanno fatto pensare, riflettere, fatto capire quanto piccoli siamo su questo mondo.

Entro subito nel merito: in una settimana ho appreso del suicidio di un mio collega (si dice per motivi legati alla sua vita privata) e, a distanza di due giorni, invece di due altre persone (anche esse a me vicine) che sono state accoltellate in una rissa in maniera grave e per futili motivi.

Ora, al di là di tutto, credo che il fattore VITA sia la cosa piu' bella che una persona possa avere. Basta un attimo, porca miseria, un bastardissimo attimo e tutto finisce. Credo che quello che sia successo nei fatti appena descritti mi abbia segnato in maniera molto pesante. Mi abbia acceso qualcosa interiormente.

Sono sempre stato una persona aperta e solare, giocosa, allegra e chi piu' ne ha piu' ne metta, ma, ragazzi, che vi debbo dire, è da un po' di tempo a questa parte che non ho piu' quel sorriso di una volta, non ci riesco proprio. Mah.

Sono quei periodi, spero di transizione, in cui credo ci siano passati piu' o meno tutti, in cui capitano tante cose stranamente brutte una dopo l'altra. Taluni periodi in cui davvero mediti su quello che accade attorno a te e rifletti su come basti un attimo di distrazione, di sventura, determinati stati di animo a creare situazioni tragiche.

E'chiaro che di tutto cio' non posso fingere di fare finta di nulla; spesso sono proprio i miei amici, quelli che mi conoscono da sempre, a domandarmi il perchè ultimamente abbia un falso sorriso, il perchè di quel mio estraniarmi dalla vita solita, di quella scarsa concentrazionie alle cose di sempre, le cose piu' sceme.

Come posso spiegare loro cio' che ho visto e sentito negli ultimi tempi?

Come posso gioire di taluni episodi realmente accaduti?

Come posso mentire a loro ma soprattutto a me stesso?

Se c'e' una cosa brutta del mio carattere è sicuramente quella di non essere capace di parlare molto spesso di determinati fatti da me vissuti con gli altri, vuoi perchè non vedo il motivo di gettare malinconia e tristezza in momenti di serenità e divertimento, vuoi perchè spero e credo che occorra magari solo il tempo a cancellare le tracce di queste terribili verità.

Molto spesso rido e sorrido quando sento certi discorsi sulle problematiche che affliggono chi mi circonda: la lavatrice nuova che non funziona, lo scaldabagni che perde acqua, la lite con il/la ragazzo/a, l'esame all'università da preparare, il micio che non sta bene, il ritardo nella consegna di questo o quell'armadio e cose di questo tipo....

Ognuno, per carità, ha i suoi pensieri per la testa, io ne ho altri ultimamente e porca miseria, sono davvero cose grosse, problemi di vita sociale, ai quali non riesco a trovare una spiegazione razionale: droga, alcol, delinquenza, criminalità, cattiveria e violenza in genere;
La cosa che piu' mi fa' male?Voglio sempre trovare una soluzione a tutto, ma è impossibile!

Mi è stato detto che sono una persona che pensa troppo (troppo anche agli altri e poco a se' stesso) a certe cose e che invece dovrebbe solo divertirsi, dovrebbe uscire e distrarsi: IO NON NE SONO CAPACE.

Cosi' come non sono evidentemente capace di raccontare bugie e fare la parte del menefreghista, o quando mi dedico a persone a cui ci tengo tanto, agli amici soprattutto per poi, successivamente, ritrovarmi da solo a guardare le stelle che passano...mah!

Potrei continuare all'infinito ragazzi, il punto è uno, quando non sei nello stato d'animo giusto per divertirti ci sta poco da fare, non si puo' fare finta di nulla, forse non si deve proprio. Anche se dovrei.

Torno a dire che la VITA è una e unica e bisogna tenersela stretta. Quando passerà tutto questo????Boh!Spero che cosi' come sia arrivato questo tempo, cosi' se ne vada presto dalla finestra, che in sostanza riesca a formattare quella parte del mio cervello che da sempre si attacca alla sensibilità umana e al dolore, ai sentimenti e ai ricordi non sereni.

La VITA è come un treno che ti passa davanti e devi essere in grado di salirci a bordo, e di rimanerci sopra il piu' a lungo possibile, passando per gallerie e montagne, per mari e monti, su salite e discese, accettando sempre le varie fermate che vengono fatte. Ma non ti puoi buttare giu' dal treno, non puoi, non devi, per lo meno cerca di affrontare sempre con la testa i problemi che quotidianamente ti vengono prospettati. Insomma, se puoi, cerca sempre di pensare che alla fine sto bendetto treno giungerà ad una stazione, al tuo capolinea e che ad aspettarti ci saranno sempre i tuoi familiari, i tuoi amici, le persone che ti vogliono bene.

La cosa piu' interessante di tutto questo?Non saprei dirvi. Ma ho visto e conosciuto purtroppo tanto egoismo da parte di molte persone, troppa insensibilità e francamente, non la sopporto piu'.

Ahimè, non sono certo io che posso e debbo cambiare le cose, ci mancherebbe, ma un minimo di umano senso di altruismo, generosità, solidarietà o il semplice ascoltare determinati problemi in anticipo non guasterebbe affatto. Magari si sarebbero potute evitare tante cose spiacevoli. Magari le cose avrebbero funzionato meglio. Che facciamo a fare delle esperienze negative se poi continuiamo a perseverare negli orrori e negli errori????Boh.

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29 luglio 2008

Villaggio Blog. Come si evolve la società virtuale.

Dal sito della "La Repubblica" riporto questo interessante articolo:

""""Più che un sistema di comunicazione, rivela spazi collettivi in una società che li ha ridottiUn po' circolo, un po' palcoscenico, un po' piazza, un po' sezione di partito.
Villaggio blog, vista sul mondo, le nuove forme di dialogo
(di MARINO NIOLA)
"Dovessi spiegarti che cos'è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d'inverno ed areato d'estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà. L'insieme dei blog che leggiamo e di quelli che ci leggono è un villaggio particolarmente salubre fatto di abitanti che si siano scelti fra loro e non paracadutati lì dal caso". Parola di blogger. È evidente che il blog è molto più di un sistema di comunicazione. È un angolo di mondo, avrebbe detto Herder. O una forma di vita, per dirla con Wittgenstein. In entrambi i casi uno spazio di condivisione simbolica caratterizzato dai suoi usi, costumi, sensibilità, abitudini, codici sedimentati - ma prima ancora creati - e da un linguaggio comune. I blog sono a tutti gli effetti le nuove forme di vita prodotte dalla rete, degli autentici angoli di mondo virtuale. Certo che il blog è un luogo di confronto e di scambio di idee, informazioni, pareri, servizi, ma è anche di più, molto di più. Questa forma di diario in rete - il termine è la contrazione di web e di log che significa appunto diario ma anche traccia - sta dando vita a una nuova cartografia sociale. Fatta di punti di aggregazione fondati sulla circolazione delle opinioni. Qualcuno li considera un po' come la versione immateriale dello Speaker's Corner, letteralmente angolo dell'oratore, di Hyde Park a Londra, dove chiunque può montare su una cassetta di legno a mo' di palco e predicare sul mondo in assoluta libertà. Occupando un angolo di spazio pubblico per dire la sua. Quella minuscola cassetta garantisce una sorta di extraterritorialità che consente a ciascuno di dire fino in fondo tutto ciò che pensa. A ben vedere il blog è proprio una occupazione di immaginario pubblico, una sorta di tribuna virtuale. E contribuisce a rivelare la forma dei nuovi spazi collettivi di una società che ha profondamente mutato le sue categorie spaziali e sta passando dalle divisioni alle condivisioni, dai luoghi tradizionali - territori fisici delimitati, confinati, sul modello delle nazioni - agli iperluoghi immateriali che ridisegnano le mappe del presente.
Nuovo luogo della condivisione pubblica in un tempo caratterizzato dalla scomparsa progressiva dello spazio pubblico tradizionale: un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' salotto, un po' sezione di partito, un po' piazza, un po' caffè. I diari in rete rappresentano modi diversi di sentirsi comunità. Non più comunità locali, e localistiche, basate sulla prossimità geografica, residenziale, cittadina, ma su forme inedite di appartenenza. Ecco perché il blog non è solo uno strumento del comunicare, ma è una potente metafora del nostro presente in rapida trasformazione e un simbolo anticipatore del nostro futuro. A farne un mito d'oggi è proprio la sua capacità di dirci qualcosa di profondo su noi stessi, di mostrarci con estrema lungimiranza ciò che stiamo per diventare anche se ancora non lo sappiamo con precisione. Nei grandi cambiamenti epocali il mito, la metafora, il simbolo si assumono proprio il compito di lanciare dei ponti verso quelle sponde del reale che ancora non vediamo ma, appunto, intravediamo. Anche se abbiamo già cominciato a viverci dentro istintivamente. In questo senso i comportamenti del popolo dei blog ci aiutano a cogliere quanto stiano di fatto mutando le stesse categorie di identità e di appartenenza: sempre meno materiali, sostanziali, fisse e sempre più fluttuanti, mobili, convenzionali. E come sia cambiata la stessa nozione di luogo di cui viene oggi revocato in questione il fondamento primo, ovvero l'idea di confine naturale, in favore di quella di confine digitale. Il blog anticipa una realtà che non è più quella del paese, della città, del quartiere, della classe d'età, della famiglia, della parrocchia, del circolo. I bloggers si rappresentano come una comunità di persone che si scelgono liberamente e su scala planetaria. E in questa dimensione extraterritoriale intessono un nuovo legame sociale. Comunità senza luogo? Niente affatto. È la vecchia nozione di luogo ad essere inadeguata. E assieme a lei quella apparentemente nuova di non-luogo che della prima non è che la figlia degenere. Perché è fondata su una idea pesante, solida, ottocentesca del luogo e della persona. Un'idea che ha l'immobile solidità del ferro e non la mutevole fluidità dei cristalli liquidi. In realtà a costituire il tessuto spaziale, ieri come oggi, sono sempre le relazioni, mai semplicemente le persone fisiche. E oggi le relazioni sono sempre meno incarnate, sempre meno materializzate, ma non per questo scompaiono. La liquidità della rete è la vera materia sottile della trama sociale contemporanea, e perfino di quella spaziale se è vero che oggi l'iperconnessione è il principio vitale che circola come sangue nel corpo del villaggio globale. I cosiddetti non-luoghi sono in realtà più-che-luoghi, super-luoghi, sono luoghi all'ennesima potenza, acceleratori di contatti, incroci ad alta densità, moltiplicatori di collegamenti tra bande larghe di umanità. È questa la cartografia wi-fi della nuova territorialità, la cosmografia del presente di cui Internet è il dio e Google è il primo motore immobile. Una rivoluzione recente ma che sta già cambiando il vocabolario dell'essere: dal to be al to google e, sopratutto, al to blog. Non a caso bloggare è diventato un verbo. Il terzo ausiliare per chi è in cerca di casa, di lavoro, di visibilità, di posizione insomma. È la terra promessa degli homeless digitali, la nuova frontiera dei migranti interinali in cerca di hot spots, di porte wireless, di ambienti interconnessi. Un nuovo paesaggio fatto di camere con vista sul web. Proprio così una blogger definisce il suo miniappartamento virtuale. O un villaggio di villette monofamiliari dove si lascia sempre aperta la porta di casa perché chi ne ha voglia possa entrare a prendere un caffè. Altro che fine del legame sociale. La blogosfera è la traduzione della mitologia comunitaria nella lingua del web, la declinazione immateriale della società faccia a faccia: la nostalgia del paese a misura d'uomo in un download. Frequentare i blog serve, fra l'altro, a smontare molti dei luoghi comuni sugli effetti nefasti della digitalizzazione della realtà e sull'apocalisse culturale che essa comporterebbe. Fine della lettura, tramonto dell'italiano, declino dello spirito collettivo. In realtà questo sguardo luttuoso sul cambiamento lamenta sempre la scomparsa delle vecchie forme e proprio per questo fa fatica a riconoscere l'intelligenza del presente. A parte quelli specializzati, espressamente attrezzati a luoghi di cultura, palestre di discussione critica, gabinetti di lettura, atelier di scrittura, i blog sono in generale delle officine stilistiche e retoriche in continua attività, dove la capacità di persuasione e l'estetizzazione della comunicazione hanno spesso un ruolo fondamentale. "Qui sul blog è tutta un'altra cosa. Scrivo in modo molto diverso da come scriverei su un diario. Le persone che mi conoscono commentano e dicono la loro, e i pensieri pubblicati sono molto più profondi". Per quanto diversi fra loro, i blogger nascono dal linguaggio e vivono di linguaggio. Un regime democratico, dove ciascuno è opinionista nel libero mercato delle opinioni, senza gerarchie di posizione, senza ruoli, senza il peso dell'autorità. Dove ognuno è quel che scrive, dove tutti hanno pari facoltà d'interlocuzione. È la nuova utopia della libertà e dell'eguaglianza. Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne e ossa. (29 luglio 2008) """"""
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Felicitazioni, felicitazioni.......
Amici miei che musica per le mie orecchie, o meglio, che splendore per i miei occhi leggere un articolo cosi' bello. Un testo che riepiloga certamente bene cio' che sino ad oggi ho provato nel realizzare il mio blog: una nuova forma di comunicazione. Comunicazione a livello globale, scambi di opinioni e di idee, di notizie, discussioni, aggregazione sociale, il tutto in una forma virtuale, ma, pur sempre concreta.
Vedete, sicuramente sino a qualche anno fà, non sapevo neanche cosa fosse un blog, nè tantomeno cosa esso potesse rappresentare. Onestamente, immaginavo che solo magari qualche "sfigato" si divertisse a scrivere su questi "diari virtuali" cose piu' o meno banali, giusto per passare il tempo. Invece mi son dovuto ricredere completamente. Come ho già scritto anche in passato, il "blogger" è certamente qualcuno che ha delle idee da buttare giu', le vuole condividere con gli altri, sentire le loro opinioni al riguardo e magari non ha la possibilità di utilizzare i "canali ordinari" (come la carta stampata, ad esempio).
Il blogger nasce quindi come una nuova figura dei tempi nostri, dell'epoca contemporanea e si innesta, quasi in modo forzato direi, nel circuito della "comunicazione parallela o paracomunicazione".
Sappiamo tutti quanto sia diventato importante interagire nel mondo oggi, grazie alla globalizzazione dei mezzi di comunicazione, grazie appunto alla tecnologia degli strumenti informatici.
Sappiamo, inoltre, quanto possa essere bello lo scrivere le proprie idee senza una benchè minima "censura" dei contenuti. E forse è proprio questa l'arma del blogger, quella di poter comunicare e scrivere cio' che vuole senza il timore di dover, per forza di cose, essere segato a monte. E' chiaro che, cosi' come prevede anche la legge, non si puo' utilizzare pero' il Blog per esprimere opinioni personali contro chicchesia diffamando o calunniando: sarebbe troppo comodo per il responsabile del blog stesso fare una cosa del genere e troppo poco difesa sarebbe la persona additata.
E'altresi' chiaro che il Blog (secondo il mio modesto parere) deve invece diventare un punto di incontro degli interessi piu' o meno comuni delle persone, un salotto dove nascono e muoiono piccole o grandi discussioni, quasi come un bar dove siedono gli amici a sorseggaire il caffè la domenica (ecco quindi che condivido completamente l'idea del giornalista de "la Repubblica")....
Personalmente, ho sempre cercato di dare un orienatemento molto democratico alla mia pagina virtuale, un modo per riunire attorno a questo "Urban Blog" decine e decine di amici, vicini e lontani, parenti, semplici curiosi per condividere un certo mio modo di pensare, per conoscere attualità e tradizioni della mia terra, per imparare nuove ricette gastronomiche, per sapere dove andare a divertirsi nel fine settimana. Tante informazioni (dopo varie ricerche) le ho sempre date io ma, con moltissimo piacere, altrettante ne ricevo, soprattutto ultimamente, da questo o quell'utente che mi vuole far conoscere delle belle novità del suo paese che io magari ignoro.
Che significa questo?Puo' darsi che la "mia" forma di aggregazione virtuale stia iniziando a funzionare, significa pure che tante persone hanno piacere a visitare questo mio blog e partecipano attivamente alle varie discussioni proposte. Un segno tangibile che la società odierna è cambiata, le distanze si sono praticamente azzerate; la gente desidera essere coinvolta in questa grande crescita mentale e culturale, la gente desidera partecipare, essere coinvolta, essere non un numero "x" ma l'utente Tizio o Caio che lascia un suo commento, un suo parere personale, il segno del suo passaggio insomma!
W i blog di tutto il mondo, w il futuro della comunicazione di massa.

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21 giugno 2008

Vita da blogger....

Cari amici credo che oramai mi conosciate bene, dopo tutti questi anni. Sono uno come voi, un trentunenne alla ricerca di qualcosa di buono da scrivere, da buttare giu' su questo mio piccolo grande mondo virtuale.
La vita di un blogger, la mia vita, è quella di un pugliese straconvinto di voler per forza di cose difendere la propria origine, la sua terra, le sue tradizioni e permettere ad altre persone (magari forestieri) di condividere pienamente le bellezze del suo territorio. Non mi stanchero' mai di ripeterlo, forse fino alla nausea. Il "Capocomitiva" è nato e lo sapete bene quasi per scherzo, da una mia idea bislacca per ringraziare i miei amici di sempre, i quali mi avevano simpaticamente soprannominato in tale modo.
Inizialmente avevo come idea principale quella di descrivere esclusivamente proprio loro, i miei amici. Poi, con il passare del tempo, ho ritenuto doveroso dover parlare anche di cio' che mi circondava, della terra in cui sono nato e che oggi, per lavoro, sono costretto a vivere per metà.
Eh, si. Come miei tanti coetanei, avendo trovato un ripiego lavorativo fuori della mia regione, viaggio in continuazione. Non mi vergogno a dirlo, ma appartengo alla grande tribu' dei pendolari.

Come vivo questa situazione?Non posso dire di divertirmi, anzi. Pero' resta il fatto che è proprio grazie a questa vita sbattuta (come un polpo dentro la cesta) che ho imparato ad apprezzare di piu' i luoghi in cui sono nato e cresciuto.

Quando vivi fuori, ti accorgi, infatti, delle cose belle che lasci, degli affetti, della famiglia e, purtroppo, la tua testa và anche ai mille pensieri e, alle preoccupazioni che rimangono a casa. Quando torni nella tua città, non vedi l'ora di rivolgere lo sguardo ai tuoi familiari ed ai tuoi amici.

Gli amici, che bella parola. Permettetemi di dedicargli due righe.

Si dice che quelli veri non ti abbandonino mai. E'vero. Anzi verissimo. Sono decenni che esco sempre con gli stessi. Mi ci trovo bene. E loro lo sanno. Per me l'amicizia è importantissima. E' tutto. Sanno anche questo. Sanno che se posso mi faccio in quattro per loro, sanno che li mando a quel paese se mi prendono per i fondelli. Sanno come li tratto e come desidero essere trattato. Ci vogliamo bene insomma.

Stanno cambiando i tempi per tutti. Li vedo trasformarsi anno dopo anno, li vedo maturare e prendere strade differenti, non sempre condivisibili. Noto con piacere che la sera i discorsi si son fatti piu' particolari, gli argomenti sicuramente importanti.

Anche il "Capocomitiva" come blog è cambiato molto negli ultimi anni. E'diventato forse serioso o forse semplicemente piu' attento alle necessità della gente. Piu' "istituzionale" oserei dire.

Il "Capocomitiva" è difatti attento a cercare di far conoscere a piu' persone possibili i tesori che Bari e la sua provincia possiedono.

Il mio blog mi assomiglia molto. Non voglio dire assurdità, ma a volte mi sembra che abbia creato dal nulla qualcosa che possieda una sua anima, una sua indipendenza, una sua natura; se potesse se ne andrebbe per conto suo....Mah!!!!

Insomma, secondo me, per essere un semplice blog sta diventando - cosi' come anche riportato da qualcuno in internet - """una preziosa miniera di informazioni turistiche e storiche della nostra bellissima terra e "non solo""""....E quel non solo che mi preoccupa!!!...Infatti, la domanda che spesso mi pongo è la seguente: Saro' sempre in grado di poter offrire un blog qualitativamente e necessariamente accattivante?Con delle argomentazioni valide?
La mia risposta è: Spero di si, spero di poter continuare a fare cio' che ho fatto fino ad oggi, con lo spirito di ieri e con lo sguardo rivolto al futuro. Per sempre.

La mia è una promessa. E' sicuramente un lavoro arduo ed una strada sempre piu' difficile da affrontare, considerando pure i mille impegni quotidiani da sbrigare. Considerando anche che è un lavoro da fare nel tempo libero ed in forma assolutamente gratuita.
Ma vi prometto che ce la mettero' tutta e non vi deludero'.
Onestamente non vi nascondo la felicità nell'apprendere sempre piu' spesso critiche piuttosto positive su questa mia piccola creazione pervenire dalla piu' disparate aree geografiche del mondo.

Ecco, dunque, il mio ringraziamento và a tutti coloro che hanno creduto sino ad oggi nelle mie seppur limitate capacità tecniche ed informatiche che sono servite per realizzare questo blog.

Grazie fin d'ora per la vostra graditissima attenzione!Continuate cosi', continuero' anche io cosi!

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21 marzo 2008

Se avete un po' di sale in testa, metteteci sopra il casco!!!!

Dal sito della Gazzetta del Mezzogiorno riporto:

""""Al Sud non usano il casco"""""
Lo ha rilevato il Sistema Ulisse, il monitoraggio nazionale sull'uso dei dispositivi di sicurezza, effettuato nel 2007. Virtuose eccezione Matera col 97,3% dei motociclisti che l'indossa abitualmente
ROMA - Nel Centro-Nord quasi tutti usano il casco. Al Sud invece sono in pochi ad indossarlo: anzi in alcune zone del Mezzogiorno la percentuale è pari a zero. Lo ha rilevato il Sistema Ulisse, il monitoraggio nazionale sull'uso dei dispositivi di sicurezza, effettuato nel 2007, sull'uso dei dispositivi di sicurezza presentato oggi a Roma, promosso dal ministero dei Trasporti e coordinato dall'Istituto superiore di Sanità. Sull'uso o meno del casco da parte degli italiani, l'Italia si divide prevalentemente in due e le differenze tra le due Italie sono marcate: uso generalizzato al Nord e al Centro con valori compresi fra il 97% e il 100%, a fronte di alcune province del Sud dove la percentuale dei motociclisti che lo indossano scende (con le virtuose eccezioni di Matera col 97,3% e di Cagliari col 95%) per arrivare, specialmente in città di piccole dimensioni, a valori prossimi allo 0%.21/3/2008""""""
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Ebbene ragazzi miei, ben ritrovati a tutti voi. So che il mio blog viene letto da una schiera di persone con un range di età molto vasto. E'per questo che approfitto dell'occasione per scrivere due righe a proposito di questo problema serio, reale, concreto, che affligge davvero l'Italia ed il meridione in particolare: l'utilizzo del casco sulle moto.
Parto dal presupposto che non voglio fare moralismi del cavolo scrivendo queste cose. Dico che sono onestamente stanco, inc....., arrabbiato con una certa mentalità di molti giovani del sud, i quali vedono questo oggetto ovale e duro come una condanna da portare. Vedete, ho avuto il (dis)piacere di parlare molto spesso con tanti ragazzi dai 16 ai 23/24 anni che, in giro sul motorino, imperversano sulle nostre strade senza portare alcuna protezione fisica per le loro beneamate testoline. Alla domanda """""Scusa ma tu il casco perchè non lo porti???"""""", la risposta, la piu' brutta e distruggente che abbia mai potuto sentire è stata """"""Perchè se no mi si rovina la piega dei capelli!Mica poi posso starmeli ad aggiustare, vado di fretta, io!!!!!"""""". Allora quando mi sento dare certe risposte davvero senza senso e drammatiche nella loro pochezza penso e ripenso a quando avevo circa 14 anni, la loro età insomma. Avevo tantissimi amici con cui giocavo alla villa di San Giorgio, nei pressi di Torre a Mare. Un brutto giorno ci chiamarono i nostri genitori e ci avvisarono di una sciagura appena avvenuta. Uno dei ragazzini un po' piu' grandiecelli del nostro viale aveva avuto un bruttissimo incidente sulla sua moto ed era morto. Un ragazzino di appena 16 anni, in sella al suo motociclo sportivo. Il mio amico Giuseppe dopo un "cappottamento" del mezzo aveva battuto la testa sulla strada asfaltata, era rimasto li' per terra, senza casco. Non potete immaginare lo strazio mio, dei miei amici, dei miei e dei sui genitori per quella giovane ed improvvisa perdita, non potete capire il dolore che ho provato quel giorno ed in quelli successivi.

Che cosa voglio dire. Il casco è un elemento della sicurezza di base per chi viaggia sui due ruote, lo uso pure io quando vado semplicemente sulla bicicletta. Purtroppo non si puo' mai sapere cosa possa succedere sulle strade nostrane. Si puo' essere la persona piu' brava di tutte alla guida, ma non si puo' mai prevedere un ostacolo, soprattutto se improvviso. In auto si è già piu' protetti perchè, lo sapete benissimo, con tutti gli accorgimenti di sicurezza (cinture, airbags, abs, etc) le cose sembra stiano funzionando meglio. Ma sulle moto, sulla bicicletta, sul motorino non si puo' fare lo stesso discorso. Non si puo' dire che per non sgualcire i capelli si preferisce evitare di indossare il casco o peggio, lo si porta con se' sotto il braccio.....

A cosa serve???Serve a salvarvi la vita ragazzi. O, per lo meno, a evitare traumi davvero gravi. La moda vi dice che dovete avere l'ultimo telefonino uscito sul mercato, la moda vi indica quale giaccone comperare, la moda vi dice quale jeans utilizzare, la moda vi vuole freschi e leggeri come petali di rose. Ma nessuno vi ricorda invece che la moda non è tutto. Esiste la Legge, il Codice della Strada e, se non lo sapete, vi è l'OBBLIGO all'uso del casco sui motori. E stupidi voi che non ottemperate. Stupidi perchè meritate di essere chiamati cosi' quando ve ne fregate dei consigli che vi vengono dati dagli "adulti", ancora piu' stupidi sono i vostri genitori che vi fanno uscire di casa senza dirvi nulla, stupidi sono i vostri amici che vi sbeffeggiano se "vi siete azzardati" a mettere la citata protezione in testa.
Per quanto tempo volete continuare a essere considerati degli inetti?Per carità la vita è la vostra e potete fare quello che volete. Pero' poi, quando malauguratamente accadono degli incidenti (e spero il meno possibile) o semplicemente vi fermano le Forze dell'Ordine e vi fanno un bel verbale di contravvenzione (e relativo sequestro del mezzo), non vi lamentate nè con loro, nè con altri. La colpa è solo la vostra. Gli errori si pagano, la vita è unica e irripetibile, non lasciatevela sfuggire come niente.
Pensateci bene la prossima volta che salirete sul vostro dueruote, allacciatevi il casco e vi divertirete!
Immagini by: http://www.cinqueanelli.com

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