Il Capocomitiva di Bari

Benvenuti, questo è il mio primo "BLOG". Per quanti di voi che abbiano intenzione di conoscere attualità, cronaca, divertimenti e tradizioni della città di Bari e non solo. Potrete fare due chiacchiere con me lasciando i vostri commenti o consigli in maniera seria ed io saro' felice di rispondervi. Buon divertimento Amici miei. Un saluto da Sergio "Il Capocomitiva". P.s.: Per la realizzazione di questo Blog nessun pugliese è stato maltrattato......

05 maggio 2008

Il corteo storico ed il maggio barese.Tutto il programma degli avvenimenti.

Gentili ospiti è con piacere che riporto questo interessante articolo, tratto dal sito del Comune di Bari:

7 MAGGIO 2008: IL CORTEO
""""E' un momento emozionante: siamo alla fine del percorso di preparazione di una manifestazione importante, che coniuga mirabilmente la devozione religiosa con una serie di elementi culturali e artistici, ha dichiarato l'assessore alle Culture Nicola Laforgia aprendo la conferenzastampa.

Il corteo storico di San Nicola è sicuramente l'evento più atteso dai baresi: un momento identitario forte, radicato, capace di portare ogni anno in strada migliaia di persone che si accalcano per seguirne il percorso e commentarne la riuscita. Il corteo partirà alle 20.00 e si svolgerà lungo il perimetro che racchiude la città vecchia: Piazza Federico II, Corso Vittorio Emanuele II, Lungomare Imperatore Augusto, Piazza San Nicola.

Già dalle 15.30 sarà allestito un accampamento medievale presso il molo San Nicola, mente alle 18.00, al molo San Giorgio, avrà luogo l'approdo dei marinai che si preparano per l'arrivo in città.

Quello a cui assisteremo il prossimo 7 maggio del 2008 è un corteo nuovo per il rigore della ricostruzione storica che ne ha preceduto l'ideazione. Anzichè inventare ciò che le antiche cronache raccontano con dovizia di particolari - ha dichiarato Antonio Minelli, regista del corteo - siamo partiti dallo studio dei documenti storici cercando una chiave originale per la messa in scena.

Abbiamo cercato di ricreare una condizione di grande partecipazione - ha continuato Minelli - chiamando in nostro aiuto professionalità diverse da diversi luoghi della Puglia, e lo abbiamo fatto per restituire verità alla riproposizione di un evento che è all'origine della nostra identità di baresi.

Per la prima volta quest'anno il Coro dell'Abbazia della Madonna della Scala di Noci, diretto da padre Anselmo Susca, eseguià canti in stile gregoriano e canti polifonici in alcuni momenti topici del corteo.

Padre Damiano Bova, priore della basilica di San Nicola, ha annunciato con grande gioia l'edizione, nel corso dei prossimi mesi, del libretto del corteo: una sorta di libretto d'opera del corteo storico che ne fissi i protagonisti e gli avvenimenti diventando patrimonio stabile della comunità.

Il corteo storico è la versione laica della processione a mare di San Nicola il cuore del maggio barese. Per realizzarlo l'autorità civile e quella religiosa lavorano fianco a fianco, nella convinzione che nel solco della memoria del passato si possa costruire il futuro. Così padre Bova, che ha poi continuato ringraziando l'assessorato alle Culture per la disponibilità e l'impegno a collaborare.

Ho una buona sensazione - ha esordito il sindaco Michele Emiliano nel corso della conferenza stampa - quella di una sintesi equilibrata tra tradizione e innovazione. E' importante lavorare come state facendo, con coraggio e prudenza, ha detto rivolgendosi agli artisti della Compagnia delle Vigne gli stessi che 931 anni fa ha portato i 62 marinai baresi a scegliere di approdare sulla spiaggia di San Giorgio anzichè nel porto della città.

Cercare di innovare per portare se stessi e la propria comunità a nuovi risultati significa anche rischiare di essere contestati, ma non c'è altra strada per migliorare se non quella di osare. Ci affidiamo come ogni anno a San Nicola nell'augurarci che mercoledì sera questa grande macchina, che vede il coinvolgimento di oltre 400 figuranti, funzioni in sincrono'.

Visualizza il progetto del corteo della Compagnia delle Vigne
Visualizza ordinanza traffico e mobilità""""


Baresi, Pugliesi, Italiani, accorrete numerosi, accorrete numerosi. Il maggio barese è iniziato con un programma di eventi, manifestazioni e cerimonie di tutto rispetto.

Non mancate agli appuntamenti. Non lasciatevi sfuggire queste occasioni.
Non siete mai venuti a Bari?Non avete mai visto il corteo storico o visitato la cattedrale o la basilica di San Nicola???Male, malissimo. Che aspettate?

Organizzatevi con tutta la famiglia e venite a fare un bel pellegrinaggio nel capoluogo della Puglia. Il piu' importante evento barese dell'anno sta per realizzarsi: il corteo storico.
Non è una semplice sfilata rappresentativa di quanto successe nell'allora "Barium" nell'Annus Domini 1087; il corteo è qualcosa di piu'. Esso rappresenta per molti baresi un pezzo di storia della città. Cosi' come molti sono i fedeli che, a migliaia, provengono da tutta Europa per pregare le Sante reliquie del Protettore di Bari (già vescovo di Myra). Questo sicuramente evidenzia anche la cultura profonda che lega la città alla figura del Santo di origine turca (natio di Patara di Licia).

Il maggio Nicolaiano è il mese piu' suggestivo dell'anno. Mancare percio' a tutte queste belle iniziative, significa non comprendere la grande passione ed attenzione che tutta la cittadinanza barese pone per ricordare il Santo piu' venerato nella Puglia e nel mondo orientale.

Soprattutto è importante poter vedere con i propri occhi diverse culture religiose (chiesa cristiana romana e chiesa ortodossa) che si uniscono tra di loro per festeggiare in comunione questo Grandissimo Personaggio vissuto tanti secoli fà.
Amici, che dire. Vi aspetto numerosi per venerare insieme il Nostro e soprattutto Vostro (è amante dei forestieri) Amatissimo San Nicola. A presto.

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11 novembre 2007

Gravina in Puglia (BA)

Buongiorno a tutti (belli e brutti) amici miei!Oggi dedico un bel post alla cittadina di Gravina in Puglia (chiamata anche Gravina di Puglia, se volete).
Gravina in Apulia, in dialetto Gravine, è un comune di 43.671 abitanti della provincia di Bari. La città riveste un ruolo di grande importanza nel territorio murgiano, ed è per questo motivo che Gravina è stata scelta come sede del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Il nome "Gravina" proviene dal motto riportato sul gonfalone cittadino Grana dat et vina", attribuito alla città da Federico II del Sacro Romano Impero, il quale amava questa città tanto da definirla "giardino di delizie"; egli infatti fece realizzare in loco un castello che aveva la funzione di ospitare lui ed i suoi uomini, prima e dopo le battute di caccia svolte nel territorio murgiano.
Il Territorio.
Gravina è situata sulla Murgia Occidentale, con territorio esteso ha 38.130 mq, con altitudine media di metri 338 e massima di 672. Si estende tra un spaccatura della crosta terrestre attraversata da un fiumiciattolo (Torrente Gravina, affluente del Bradano), in un territorio caratterizzato dalla presenza di cavità carsiche (Pulicchio di Gravina). Il clima è mediterraneo, con inverni quasi miti ed estati calde e secche; condizioni che determinano l'alternarsi di due stagioni favorevoli alla vegetazione, quali primavera ed autunno. La vegetazione comprende numerosissime specie (pseudo steppe mediterranea) a cui si contrappongono interminabili uliveti e vigneti, ma anche la coltivazione del grano duro è tra le peculiarit�� del territorio. Comune dell'entroterra pugliese, che delimita il confine tra Puglia e Lucania. Gravina pu�� vantare una storia non del tutto indifferente. Abitato già abitato, con certezza, dal Paleolitico antico, ma i resti più antichi e più consistenti risalgono al Neolitico, intorno al 5950 a.C. I preistorici gravinesi furono agricoltori, allevatori, artigiani. Abitavano grotte e anfratti naturali ma anche capanne costruite con cinta di pietre perimetrali, palo di legno centrale e copertura di rami e canne.
La Storia.
Gli insediamenti più antichi sono stati individuati nelle contrade: Pietramagna; Botromagno; Murgetta; S.Paolo; S.Mauro; S.Giacomo; S.Francesco; nel bacino torrentizio "La Gravina". I toponimi: Sidion, Silvium, Petramagna, Botromagno e i nomi degli antichi indigeni: Peuceti, Sidini, Silvini attestano che la città subi' la colonizzazione greco-orientale e romana. Lo confermano oltretutto le tombe e i loro corredi.
Il Castello federiciano di Gravina ed il Ponte romano
Fu
polis con diritto di coniare monete (Sidinon) all'epoca di Alessandro il Molosso. Dopo la terza guerra sannitica (305 a.C.) fu municipium romano e centro economico-politico di grande importanza, tant'è vero che i Romani fecero passare anche la via Appia da Silvium (antico nome di Gravina). Aveva un ruolo di primaria importanza sotto il profilo commerciale, infatti era una terra ambita da molti conquistatori Bizantini, Longobardi, Berberi Musulmani. Con la caduta dell'impero romano d'occidente il Sud d'Italia e Gravina in Puglia furono sotto la giurisdizione Bizantina sino all'avvento dei Normanni Altavilla. Intorno al 1006 Fu contea con Accardo, padre di Umfrido. Questi nel 1091 ricostituo' la diocesi e consenti' la costruzione della cattedrale presso il castello, sul ciglio della "Gravina" tra i rioni, Piaggio e Fondovito. Gli Aleramici e i De Say la elevarono a Marchesato; Federico II del Sacro Romano Impero con Gilberto d'Aigle la mise a capo del Giustizierato di Terra di Bari, ponendola in primo piano tra le città di Puglia per le sue ricchezze e bellezze naturali. Dal 1267 al 1380 fu feudo degli Angioini ora d'Angio', ora d'Ungheria. In questo stesso periodo Gravina in Puglia divenne città demaniale e feudale. Conobbe il Cristianesimo nel I secolo dopo Cristo e fu evangelizzata da Basiliani, Benedettini, Francescani, Domenicani. Nel XIII secolo giunsero i monaci degli ordini cavallereschi: Templari e Cavalieri Gerosolomitani, che furono possessori di case e territori di grandi estensione. Nel XIV secolo divennero feudatari gli Orsini di Roma, successivamente si avvicendarono i discendenti delle case Del Balzo e Anguillara, di Taranto e Solofra. Francesco Orsini, prefetto di Roma, elevo' il feudo di Gravina in Puglia a ducato.
Gli
Orsini furono signori dal 1380 al 1816. In questo lungo arco di tempo la città subi' le prepotenze feudali, dell'alto clero, della oligarchia locale, tra l'altro la città diede i natali a Papa Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini) nel 1649. La situazione si aggravo' durante il periodo borbonico, quando aumentarono angherie e violazioni di elementari diritti umani, tanto che Gravina in Puglia conto' molti rivoluzionari e patrioti dal 1789 sino all'Unità d'Italia, con una "vendita" carbonara. Protagonista delle vicende storiche di fine '800 ed inizio '900, contribui' all'Unità d'Italia con patrioti e martiri delle guerre d'indipendenza e della I Guerra Mondiale. La città fu in parte danneggiata dai bombardamenti degli aerei tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Ancora oggi nella città di Gravina prende luogo la Fiera San Giorgio, che si ripete ogni anno dal 1294 (in Aprile). Essa è una delle più antiche fiere d'Italia e del mondo: infatti nel 2007 è giunta alla 713^ edizione.
Il Ponte romano.
Collega le due sponde del torrente di Gravina dando vita ad uno splendido panorama dell'habitat rupestre. E' stato costruito intorno alla metà del '700 per portare sotto le mura della città le acque della sorgente S. Angelo.
Le Chiese.
Tantissime le chiese presenti nella zona. Tutte antiche e bellissime. Al riguardo, si ricordano quelle dedicate a: S. Francesco, S. Agostino, Madonna delle Grazie, San Sebastiano, Mater Gratiae, Santa Maria del Suffragio, San Nicola, Santa Sofia, Santa Maria delle Domenicane e quella dell'Annunizata. Per maggiori dettagli sui citati edifici sacri potete visitare il Link di Gravina on line.
La Cattedrale.
La bellissima Chiesa Basilica Cattedrale della cittadina, di sicuro stile rinascimentale, con accenni gotici e romani. Fu edificata dai normanni (Unfrido d'Altavilla) nell'XI secolo. venne considerata, in ordine cronologico, la quarta Cattedrale della città dopo le chiese grotte di San Michele e San Marco, la terza di San Giovanni Battista. A causa di un vasto incendio che si verifico' nel 1447 e per un terremoto che avvenne invece il 5 dicembre del 1456, l'originaria cattedrale ando' quasi completamente distrutta. Assieme alla Chiesa anche il castello della famiglia Altavilla venne ridotto a pezzi. Dell'antica cattedrale, quindi, non restarono che soltanto alcune testimonianze architettoniche come: il rosone della fiancata sud-est, o le originali basi delle colonne, con zampe leonine agli angoli del plinto, le stesse colonne, sette per parte, che dividono il tempio in tre navate. Successivamente, grazie all'interessamento del vescovo della città murgiana Matteo D'Aquino (assieme al valido aiuto del Duca Francesco Orsini e dalla città intera) vennero iniziati i lavori di ricostruzione della nuova cattedrale. Bellissime e di alta manifattura le ornamentali decorazioni presenti sulla parte esterna di questa bellissima chiesa. La facciata principale, ad esempio, è ornata da un rosonea ventiquattro razze e da una serie di mascheroni. L'interno della cattedrale è a pianta basilicale con tre navate divise da quattordici colonne sormontate da capitelli di diverse fogge che reggono arcate a tutto sesto. Le bifore rinascimentali ricordano gli antichi matronei romanici. Presenza altrettanto importante è quella del cosidetto "arco di trionfo". E' sorretto da due grandi colonne di stucchi dorati. Al di sopra dello stesso sono scolpiti gli stemmi: del Capitolo, della Città di Gravina, della famiglia Orsini e dell'Ordine dei domenicani. Maggiori informazioni sulla Cattedrale di Gravina sono presenti sul seguente sito : Gravinaoggi.it .
I consigli del Capocomitiva.
In conclusione, cari amici, il mio consiglio spassionato è quello di recarvi al piu' presto in questa bellissima ed affascinante citta delle Murge. Troverete davvero tentissime bellezze storiche da visitare e, onestamente, avrete anche la possibilità di mangiare delle ottime pizze in diversi locali presenti nel paese. Permettetemi di segnalarvi due locali dove sono andato di persona e dove ho potuto mangiare veramente delle pizze semplicemente magnifiche: una è la pizzeria ANTICHI PORTICI (Via Milano, 1), l'altra è il FORNO ANTICO (Via A. de Gasperi, 36). Ho fatto pubblicità????Vabbe', ma scusate, se sono buone non è colpa mia. Le altre, francamente, non le ho provate ma, penso che siano altrettanto ottime. Il discorso è che mi ci ha portato, a suo tempo, un mio carissimo amico di Gravina e, anche secondo lui, sono queste le pizzerie piu' gustose del paese!!!!!
www.gravinaoggi.it, www.gravinainpuglia.it e Nicola il mio amico Gravinese!!!!

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03 ottobre 2007

Il Trekking Urbano a Bari

Dal sito del Comune di Bari riporto il seguente articolo:

""""""Bari è una delle trentacinque città che aderiscono alla IV Giornata Nazionale del Trekking Urbano: quest'anno l'appuntamento è per domenica 7 ottobre. Ma cos'è il trekking urbano? E' un turismo vagabondo, libero e ricco di sorprese che privilegia i luoghi della vita quotidiana dei cittadini proponendo nuovi percorsi all'insegna del divertimento e dell'avventura.

Per i cittadini il Trekking Urbano è uno stile di vita salutare ed un modo per riappropriarsi del luogo in cui si abita, conoscendolo meglio ed usandolo per tonificare cuore, cervello e muscoli. Ma anche il turista che cammina instaura un rapporto attivo e partecipe con la città visitata.

Il trekking urbano nasce a Siena nel 2002 ed è diventato occasione di scoperta dei luoghi più nascosti e dei monumenti dimenticati delle città italiane che, grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e alla collaborazione tra Amministrazioni Comunali, propongono agli escursionisti sempre nuovi itinerari attraverso vie, piazze e parchi delle nostre belle città.

Le città aderenti alla quarta edizione del Trekking sono, oltre a Bari: Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Biella, Bologna, Brescia, Campobasso, Chieti, Cosenza, Ferrara, Foggia, Forlì, Genova, Lucca, Macerata, Mantova, Massa, Matera, Messina, Pavia, Perugia, Pisa, Prato, Ravenna, Roma, Salerno, Savona, Siena, Tempio Pausania, Trento, Urbino, Verona, Viterbo.

Ai camminatori di Bari si propone un archeo percorso con partenza delle visite guidate da Piazza del Ferrarese la mattina alle10 e nel primo pomeriggio alle15.30.
La passeggiata parte dagli scavi a vista di Piazza del Ferrarese,
sontuoso ingresso al Borgo medievale, salendo verso il Fortino e via Venezia: la Muraglia dei baresi.
Promenade con vista sul tratto più intenso del lungomare che trova la sua cesura di fronte al complesso monastico di Santa Scolastica, per l'occasione in apertura straordinaria.

Proseguendo verso Santa Maria del Buonconsiglio appare una magica presenza, la misteriosa pianta a 3 navate di una chiesa bizantina con 3 livelli di pavimentazione realizzati tra i IX e il XVII secolo.

Piazza San Pietro, poco dopo contiene i natali della città: qui infatti risiedono i resti di un insediamento capannicolo risalente all'età del bronzo (IV-III sec. a.C.), nonchè resti della cinta muraria. Il Castello Svevo, maestoso e composito, ricchissimo di zone archeologiche ancora da scavare, con un sepolcreto a vista di tombe infantili, nell'ala Nord.

Ultime due soste: Palazzo Simi con un piccolo ma prezioso museo archeologico e un sito del IX sec. e, la cappella bizantina del X sec., nelle vicinanze della Trulla della Cattedrale di Bari.


Per informazioni: Assessorato alle Culture tel. 080 5776215 Circolo Acli Dalfino tel. 080 5210355 o sul sito http://www.trekkingurbano.info/itinerari2007.html"""""""
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Gentili amici e visitatori, una proposta davvero allettante, non c'e' che dire.
Il percorso precedentemente descritto viene riportato analiticamente anche sul link apposito del Comune di Siena, promotore dell'iniziativa a livello nazionale.
Allora, piccoli, grandi e medi, unitevi in questa bellissima ed ecologica avventura cittadina. Potrete scoprire tante bellezze che magari quotidianamente non si riescono a vedere perchè si è abituati a correre sempre dalla mattina alla sera.
Una finestra per affacciarsi sulla storia ed architettura delle nostra ricca città.
Armatevi quindi di un bel paio di scarpette comode, bottiglietta d'acqua, macchinetta fotografica o videocamera ed andate in massa all'escursione piu' affascinante che esiste tra le mura cittadine.
Un grande saluto a tutti e ci vediamo in piazza. Ciao Ciao.
Immagini by:
www.storiamedievale2.net www.mediterraneo.unirc.it www.acherdo.com www.zetema.it

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11 agosto 2007

La città di Bitonto

Cari amici un saluto a tutti e benritrovati. Oggi parlo della città di Bitonto, a due passi da Bari.
Il comune di Bitonto confina a nord-est con i comuni di Bari, Modugno, e Palo del Colle, a sud con i comuni di Altamura e di Toritto e ad ovest con i comuni di Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo di Puglia. Il suo territorio aveva in passato uno sbocco sul mare Adriatico, dove oggi sorge la frazione Santo Spirito di Bari), mentre oggi si estende dalla Murgia fino a due chilometri dalla costa.
La città è stata descritta come "un 'isola di ulivi sul mare" per essere circondata dalle coltivazioni di ulivi, che ne caratterizzano il paesaggio.
Il territorio comunale fa parte del
Parco Nazionale dell'Alta Murgia e comprende 1.959 ettari della superficie complessiva del Parco (67.739 ettari).

Secondo la tradizione sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, dal quale deriverebbe il nome, toponimo effettivamente presente in Illiria e in Asia Minore[citazione necessaria].
La presenza umana nel territorio risale all'epoca
neolitica, testimoniata dai ritrovamenti di manufatti (ceramica impressa) tra la città e la costa e da insediamenti in grotta nella Lama Balice, forse dovuti a gruppi umani provenienti dalla penisola balcanica approdati circa 10.000 anni fa sulla costa. Vi sono tracce di presenza minoica e si è ipotizzato uno stanziamento di genti provenienti da Creta in seguito ad un terremoto alla metà del XV secolo a.C..[citazione necessaria] Un insediamento dell'età del ferro è testimoniato presso un'ansa del Tiflis.
La città fu forse di fondazione
peuceta e successivamente greca, come testimoniano le monete con l'eroe tarantino Falanto e la legenda in caratteri greci "BITONTINON", del V secolo a.C.. In epoca romana fu municipio situato lungo la via Traiana, nel punto in cui da questa si distaccava la via Vectabilis per Peucetios citata da Strabone per Ceglie, Rugliano e Conversano.
Fu forse
sede vescovile prima dell'anno 1000. Nel Medioevo fu in contrasto con Bari per il possesso della zona costiera di Santo Spirito. Nel 1010 fu teatro della rivolta di Melo contro i Bizantini.
Venne citata nel
Decamerone di Giovanni Boccaccio, parlando della antichissima fiera di San Leone.
Non avendo adunque più modo a dover fare della giovane cavalla, per parole che dette aveva compar Pietro, ella dolente e malinconiosa si rivesti' e compar Pietro con un asino, come usato era, attese a fare il suo mestiere antico, e donno Gianni insieme n' ando' alla fiera di Bitonto, nè mai piu' di tal servigio il richiese.
(Dalla novella decima della giornata nona,
Decamerone di Giovanni Boccaccio.)
Sede di
marchesato sotto gli Angioini, passo' sotto la dominazione di varie signorie: Caldora, Ventimiglia, Acquaviva, Cordova, finchè divenne città libera nel 1552, dietro pagamento di una cifra non indifferente per l'epoca: 66.000 ducati.
Il
26 maggio 1734, durante la guerra di Successione polacca, nel campo di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone (il futuro Carlo III) vi sconfisse gli Austriaci, assicurando ai Borboni il possesso del regno di Napoli.
(Per approfondire, vedi la voce
Battaglia di Bitonto.)
Nel
1928 la frazione di Santo Spirito, unico accesso alla costa, è passata al comune di Bari.
E' stata visitata da
papa Giovanni Paolo II nel 1987 e in ricordo di quest' ultimo evento è stata esposta una lastra in marmo sulla porta Baresana.

Stemma comunale
Lo stemma raffigura due leoni a rappresentare i due "sedili" della città, quello dei nobili e quello dei popolani. Al centro, tra i due leoni troviamo, piantato su un prato verde, un ulivo che rappresenta la maggior fonte di ricchezza.
Fra i rami troviamo cinque storni con rispettive cinque olive che rappresentavano le cinque famiglie che ebbero Bitonto come feudo e che la arricchirirono con suggestivi palazzi: Regna, De Lerma, Sylos, Vulpano e Labini.
La fascia riporta il motto: AD PACEM PROMPTUM DESIGNAT OLIVA BOTUNTUM ("l'oliva designa Bitonto a proporre la pace").
Nello stemma sono utilizzati colori con significati simbolici: il
verde, colore delle olive, simbolo di pace, l'oro, simbolo di ricchezza e prosperità e il bianco, ad indicare la fede.

La cattedrale risale al XII secolo ed è espressione del Romanico pugliese, progettata secondo il modello della Basilica di San Nicola di Bari.
La chiesa ha un imponente
facciata tripartita, con tre portali, tra cui spicca quello centrale, scolpito riccamente con scene del Nuovo Testamento. Nella parte alta è ornata da quattro bifore e da uno splendido rosone a sedici bracci, fiancheggiato dalle sculture di due animali. La parte meridionale che si affaccia sulla piazza è decorata con motivi a esafore, le cui colonnine presentano capitelli figurati, scolpiti con volti di uomini tutti diversi.
L' interno è diviso in tre
navate separate da colonne che sostengono archi a tutto sesto.
Si conserva un
ambone scolpito, dove sono raffigurati un uccello, forse un grifone, e gli imperatori svevi: Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e il figlio Corrado (da sinistra a destra). Vi è iscritto il nome del prete Nicola, il quale ebbe a che fare anche con la cattedrale di Trani, e la data (1229). Il pulpito in marmo scolpito, venne realizzato da Gualtiero da Foggia nel 1240.
Sotto l'attuale chiesa si trova una
cripta che conserva i resti di una chiesa precedente (V-VI secolo: gli scavi attualmente in corso hanno portato alla luce affreschi databili tra il IX e il XII secolo, sculture e mosaici. I pavimenti della chiesa piu' antica subirono diversi restauri, a causa della sua lunga frequentazione, uno dei quali comporto' il rifacimento in grandi tasselli calcarei. E' stata rimessa in luce la raffigurazione di un grifone che con la sua doppia natura (corpo di leone e testa di aquila) simboleggia la doppia natura di Cristo, umana e divina (XI secolo.
Negli scavi sono stati rimessi in luce anche reperti di epoca precedente, dalle ceramiche protostoriche alle monete di epoca romana.
Palazzo Sylos-Calè, in stile rinascimentale, fu voluto da Giovanni Alfonso Sylos nel 1529 e completato nel 1583. Il palazzo si erge sui resti di una chiesa donata a Francesco Saverio Sylos. Presenta un portale di ingresso simile a quello di palazzo Regna e un cortile quadrangolare con loggiato al piano superiore. L'androne ha copertura con volte a sesto ribassato con lunette e i vani al piano terra hanno coperture con volte a botte o a crociera. Nel palazzo è inglobata una torre cilindrica, forse una antica torre di avvistamento e difesa. Non è in buone condizioni di conservazione ed ha subito danni a causa delle inflitrazioni d'acqua.
Interno del Palazzo Sylos-Vulpano

Palazzo Sylos-Vulpano, oggi
monumento nazionale, è noto per le decorazioni del cortile interno. La costruzione risale al 1445 per volere di Angelo Vulpano, su una precedente torre medioevale, recentemente rinvenuta nel loggiato. La torre era stata forse costruita intorno al 1156, momento di arrivo a Bitonto di Goffredo Vulpano per sfuggire alle devastazioni di Guglielmo il Malo. Il palazzo segue il modello rinascimentale toscano, con cortile quadrangolare al centro, adattato al pendio naturale del terreno. Il portale di ingresso è in stile tardogotico aragonese e nel cortile si trova una loggia decorata da sculture che celebrano le virt�� civiche della famiglia Vulpano (Annibale Vulpano è raffigurato insieme a Scipione e Antonio Pio Vulpano con l'imperatore Nerone; vi si trovano inoltre una scena con il mito di Orfeo e una con mostri marini. Nella loggia si trova una epigrafe che testimonia i flussi commerciali con altre importanti famiglie italiane. E' presente uno stemma della famiglia Vulpano e uno della famiglia Sylos, che piu' tardi acquisto' il palazzo. In epoca successiva ha subito allargamenti che hanno occupato spazi originariamente all'aperto. Disabitato dal 1979, non è in buono stato di conservazione.
Palazzo De Ferraris-Regna, il cui primo nucleo risaliva al
XIV secolo e si estendeva fino all'"arco pinto", fu ricostruito tra il 1586 e il 1639 dalla famiglia Regna, giunta a Bitonto con Paolo Regna, preso in ostaggio a Milano da Federico II. Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico e finestre trasformate in seguito in balconi.
Palazzo De Lerma, fatto costruire nel
XVI secolo da Girolamo De Lerma, in un'area precedentemente appartenente alla diocesi. In stile rinascimentale, con trasformazioni barocche successive e balconi aggiunti nel XVIII secolo. Tra il palazzo e la Cattedrale vi è una loggia cinquecentesca con suggestiva decorazione angolare.
Curia Vescovile, situata nel cortile della cattedrale, un tempo era proprietà vescovile e veniva chiamato in dialetto Cretigghie de menzegnaure.
Dialetto bitontino
Il dialetto bitontino ha mantenuto le sue radici linguistiche piu' antiche e reca traccia della lunga presenza di dominazioni diverse (greci, francesi, austriaci e spagnoli): ad esempio la versione dialettale del termine italiano "bambola", peup, deriva dal
francese poupè.
Tradizionalmente si distinguono due varianti, distinte secondo il modo di pronunciare la frase "tu devi stare qua": questa infatti nella variante detta "antica" diventa "teu a da steu dou" e nella variante detta "civile", meno accentuata, "to da sta do".
Nella pronuncia dialettale tutte le parole, escluse quelle con accento sulla vocale finale della parola, si pronunciano aggiungendo una "e" muta francese alla fine. Nelle parole che in lingua italiana presentano una "u", questa viene fatta precedere da una "e" nella variante "antica" (ad esempio, l'italiano "tu" diventa teu) o mutata in una "o" nella variante "civile" ("tu" diventa to), mentre la i su cui cade l'accento, non preceduta o seguita da altra vocale, viene fatta precedere da una "o" (ad esempio, l'italiano "partita" diventa partoit). La desinenza finale in "-one" dell'italiano diventa aun (ad esempio l'italiano "processione" diventa precessiaun, e quindi, poichè le due "e" sono mute prcssiaun).
L'articolo al singolare è la al femminile e u al maschile, mentre al plurale è in entrambi i casi r.
L'infinito della prima
coniugazione dei verbi (in "-are" in italiano) diventa in "-eu" nella variante "antica" (da "stare" diventa steu) o viene troncato in "-a" nella variante "civile" (da "stare" diventa sta).
Personalmente ho conosciuto diversi Bitontini e ragazzi, lasciate che vi dica una cosa, il loro dialetto è davvero una lingua a sè. Ogni parola ha un suono divero e io che sono di Bari onestamente riscontro non poche difficoltà nel comprenderle. Figuriamoci qualche persona forestiera o un turista settentrionale....mah.
Comunque resta il fatto che questo dialetto è davvero diventato praticamente famoso in tutta la provincia barese, proprio per la sua complessa comprensione. Speriamo che rimanga immutato nel tempo affinchè possa essere salvaguardato come un "bene storico" del paese.

Gastronomia ed Economia
I piatti tipici bitontini sono legati essenzialmente al prodotto principe, l'olio d'oliva: pane sale e olio, la cialledd e u' benditt. Come ho detto predentemente, Bitonto è immerso praticamente in una vasta area piena di antichissimi alberi di ulivo. E'proprio l'ulivo a rappresentare la colonna portante dell'economia locale.
Il miglior olio pugliese - direi anche uno dei migliori d'Italia - si dice proprio che venga prodotto in terra bitontina e, in effetti, diversi sono gli oleifici sparsi su tutto il circondario. Il territorio comunale produce un rinomato olio extravergine d'oliva che rifornisce la Santa Sede e il Comitato Olimpico nazionale[citazione necessaria], prodotto da una varietà di ulivo presente nella fascia centrale della provincia di Bari, in un territorio di cui Bitonto è il punto di riferimento: la varietà Cima di Bitonto.
Oltre la frazione di Mariotto si trovano inoltre
vigne, destinate alla produzione di vino (tra cui i vini Zagarello). Si coltiva inoltre il mandorlo e altri alberi da frutta (pere, fichi e percoche, frutti simili alle pesche) e i cereali, con produzione di tipi di pane locali ("taralle de masse"). Presente anche la produzione di latte.
Presente l'industria tessile (marche come Ciuffinoe Major e il settore
edilizio, trainato dalla crescita della popolazione e che ha visto la crescita in particolare della frazione di Palombaio.
In crescita il
turismo, soprattutto culturale. Il commercio è basato soprattutto sulle tradizionali fiere ("fiera di San Leone" e "fiera dei Santi Medici.
Storia e Immagini principali by:http://it.wikipedia.org/wiki/Bitonto

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15 giugno 2007

Terlizzi, la Città dei fiori.

Carissimi visitatori, il giro delle città della provincia di Bari prosegue nella stupenda cittadina di Terlizzi.
Situata nella Murgia bassa su un rilievo del primo gradino murgiano della provincia di Bari, è fra i primi centri floricoli d'Italia. Nel periodo medioevale era circondata da selve boscose, di cui si hanno riscontri sia nelle testimonianze scritte, sia in quelle toponomastiche (Sovereto, frazione di Terlizzi, deve il suo nome al latino Suberito, che ricorda gli alberi di sughero, suber, che circondavano le località).
Le origini di Terlizzi si perdono nel VI secolo d.C., nonostante le prime testimonianze della sua esistenza risalgono alla Donazione di Wacco (VIII sec.), feudatario longobardo che dona il suo possedimento di Turricium al Monastero di Montecassino. Dopo la dominazione bizantina, a partire dall'XI secolo Terlizzi rientra nella sfera d'influenza di Giovinazzo, sotto il dominio del normanno Conte Amico, artefice delle fortificazioni in entrambe le città (ed a Terlizzi, del poderoso castello con tre torri, che ha dato origine sia allo stemma cittadino sia al toponimo latino di Turricium, ancora identificata come castellum). Nel 1123 acquisi' il titolo di città (come testimonia una stele affissa alla Torre Maggiore del Castello Normanno, unica superstite della struttura, in gran parte crollato tra XVIII e XIX secolo). Nel Duecento fu capoluogo di contea infeudata alla famiglia Tuzziaco; in seguito fu dominio di Federico Wrunfort, degli Orsini di Taranto e dei Grimaldi. Nel 1779, dopo aver riscattato la condizione feudale, divenne città demaniale. Diventata libero comune dopo l'Unità d'Italia, ebbe un considerevole sviluppo demografico: contava 18.000 abitanti.
Cosa c'e' da vedere a Terlizzi???Ebbene, qui di seguito riporto alcune delle mete turistiche che potrete visitare nella ridente città pugliese:
Portale di Anseramo da Trani
Proviene dall'antico duomo cittadino distrutto nel
1782 e attualmente si trova incastonato sulla vecchia facciata della chiesa del Rosario. Costituisce una delle testimonianze più belle nel panorama pugliese della scultura svevo-angioina. La scena è dominata dall'Ultima Cena, da cui prendono significato le altre raffigurazioni intestate al classico ciclo cristologico (Annunciazione, Natività e Crocifissione).
Chiesa di S. Maria delle Grazie
Periferica rispetto al centro della città, conserva con i suoi quattro altari i tratti discreti del fascino francescano, offrendo un clima di grande serenità. L'interno presenta un colpo d'occhio che svela un panorama artistico di grande attrazione. Da notare sull'altare maggiore un elegante tabernacolo finemente lavorato in noce.
Cattedrale di S.
Michele Arcangelo
Costruita a cavallo del XVIII e XIX secolo secondo canoni neoclassici sulle fondamenta dell'antico duomo romanico (XIII sec). Conserva preziose tele e una buona raccolta di statue lignee. Il culto dell'Arcangelo è stato inaugurato a Terlizzi dai Normanni (XI sec.), che vollero anche l'edificazione della prima chiesa entro le mura della città, il cui nome si è conservato nel corso dei secoli.

Chiesa del Purgatorio
E' presente una "Natività" di
Corrado Giaquinto.
Palazzo De Gemmis
Palazzo nobiliare del Settecento, edificato dall'omonima famiglia.
Il centro storico
Coincide con la cittadella medievale. Un insieme di case e viuzze disposte a raggiera convergenti verso la cattedrale di S. Michele Arcangelo.

Torre dell'Orologio
Simbolo della città. Possente e ultima testimonianza dell'antico castello, dall'alto dei suoi 31 metri, domina tutto lo scenario circostante. La torre, sormontata da un'elegante edicola campanaria, mostra sulla facciata orientale il maestoso orologio che con un diametro di 3.45 metri trova pochi eguali in tutta Europa.

Chiesa di S. Maria la Nova
Di notevole interesse artistico. La storia di questa chiesa, costruita ai primi del '500, si intreccia da un lato con quella dei
Frati Minori Osservanti, dall'altro con il locale patriziato che la elevo' a proprio panteon, erigendovi lussuose cappelle gentilizie quasi a consacrare un dichiarato bisogno di eternità. Ha pianta basilicale a tre navate. Restaurata nel 1619 conserva iscrizioni lapidarie, stemmi e pregevole pulpito ligneo del 1714 e due altari settecenteschi dedicati all'Immacolata e al SS. Rosario.
Chiesa di S. Maria di
Cesano
A 1 km da Terlizzi. Eretta nel
1055 al posto di un'antichissima e fatiscente cappella. Nel corso di alcuni lavori di restauro è stato rinvenuto nello spazio absidale un pregevole affresco di sicura matrice bizantina raffigurante al centro il Cristo nel tradizionale atteggiamento del Pantocrator. Ai lati la Madre e San Giovanni Battista.
Santuario di
Sovereto
E' leggendario il rinvenimento, poco dopo l'Anno Mille, in una grotticella del Sovero a 3 km da Terlizzi, della sacra icona raffigurante la Vergine con il Bambino, più conosciuta sotto la denominazione di Madonna di Sovereto, divenuta poi patrona della città. Della chiesa primitiva è rimasta intatta l'abside d'epoca medievale con monofora a spina di pesce, mentre nell'atrio compreso fra il santuario e gli edifici adiacenti si possono ammirare testimonianze epigrafiche ed eleganti bifore. Sono, inoltre, presenti preziosi stucchi rococo' che rivestono le pareti e incorniciano archi e finestre.

Bene, tornando alla storia della città è bene rappresentare che in questa bellissima località l'arte della ceramica ha origini molto antiche. Una tradizione che, di generazione in generazione, si perpetua dai primi dell'Ottocento e che ancora oggi, con una decina di aziende, riesce a meravigliare per il gusto caratteristico delle forme e dei colori. I vasai più anziani ricordano con orgoglio le vecchie affumicate fornaci, rinomate in tutta la provincia, dove l'argilla veniva forgiata con precisione e fantasia trovando adeguata collocazione in vari settori di mercato, soprattutto in quellli del vasellame da cucina e dell'arredo decorativo.
L'economia della città è caratterizzata dallo sviluppo, iniziato negli anni Cinquanta, della floricoltura, che si è affiancata alle tradizionali coltivazioni di olivo, vite, mandorli e cereali, favorendo una rapida espansione del settore commerciale. Ci sono industrie tessili, dei materiali da costruzione e di trasformazione dei prodotti agricoli (oleifici, aziende enologiche e molitorie). Attivo l'artigianato, con produzione di ceramiche e terrecotte. Dall'agricoltura trae reddito il 19% della popolazione. Si stima che il fatturato complessivo superi i 400 miliardi, con una produzione per ettaro superiore ai 4000 (la più alta della Puglia, dopo Palagiano). La gran parte del fatturato proviene dalla floricoltura. Le aziende agricole a conduzione diretta sono oltre 4.400, quelle con salariati circa 220. La superficie coltivata è dominata dall'olivicoltura (67%); seguono la coltivazione di mandorle e la viticoltura. L'altro ramo economico importante è quello industriale; vi operano una cinquantina d'aziende, con circa 500 addetti. Le costruzioni sono rappresentate da una trentina di imprese, con una settantina di addetti. Il commercio è presente con circa 500 ditte; gli addetti sono più di 800, che rappresentano un quarto degli occupati nei settori non agricoli. Nel ramo dei servizi è rilevante la presenza della pubblica amministrazione, che dà lavoro a un migliaio di persone. Nei servizi privati prevale il settore dei trasporti e quello delle attività immobiliari. Nei circa 260 laboratori artigiani, rinomata la produzione di ceramiche dipinte a mano, lavorano oltre 550 persone. Nella composizione socioprofessionale della popolazione risaltano due caratteristiche: il bassissimo numero delle casalinghe e l'alto numero dei lavoratori dipendenti. Si tratta evidentemente di due fenomeni correlati, per la presenza di un'alta quota di lavoro femminile dipendente nelle attività agricole (floricoltura) e in quelle manifatturiere collegate.
Storia by: http://it.wikipedia.org/wiki/Terlizzi
Foto By: http://it.wikipedia.org/wiki/Terlizzi Autore: Francesco De Virgilio
http://www.janoskertesz.de/apulien/16bitonto.html
Mappa by: http://vallarelli.altervista.org/mappa_puglia_vallarelli.jpg

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05 maggio 2007

Il Comune di Molfetta

Cari ospiti se ho parlato precedentemente della città di Molfetta in modo superficiale ora permettetemi di recuperare il torto e di descriverla un po' piu' degnamente.
La località (situata ad una trentina di kilometri a nord di Bari) in epoca preistorica era già abitata e nel corso dei secoli conobbe le dominazioni di longobardi, bizantini, normanni, svevi, angioini e aragonesi. L'origine della città risale presumibilmente all'era romana. Alcuni ritrovamenti fanno pensare all'esistenza di un villaggio di pescatori già intorno al IV secolo a.C. Questa ipotesi sembra essere verosimile tantopiu' che, per la sua posizione, il villaggio offriva un ottimo approdo per il commercio con Rubo (Ruvo di Puglia). La prima indicazione sull'esistenza di un villaggio tra Turenum (Trani) e Natiolum (Giovinazzo) si ritrova nel Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, che data del 217 a.C. Questo luogo era denominato Respa, probabilmente un'erronea trascrizione del toponimo Melpha, che faceva riferimento a un piccolo villaggio di pescatori. Il primo documento ufficiale che cita la città risale al 925. Questo documento certifica l'esistenza di una civitas, denominata Melfi, situata su di un'isola chiamata Sant'Andrea. Il villaggio si sviluppo' sotto dominio bizantino e fu successivamente conquistato dai Longobardi, che l'annessero al Ducato di Benevento. La città fu ripetutamente assaltata dai Saraceni, ma resistette. Come piccolo porto indipendente, Molfetta commerciava con altri mercati del Mediterraneo, tra cui Venezia, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, Amalfi e Ragusa (Croazia).
All'inizio del XVIII secolo i
Normanni giunsero nella città ma questa riusci' a preservare una certa autonomia, che ne favorì lo sviluppo. Durante questo periodo la città divenne protagonista del commercio verso oriente. Il transito dei pellegrini verso la Terra Santa durante le Crociate e l'approdo di questi presso l'Ospedale di Santa Maria dei Martiri diede alla città una rilevanza europea. Uno di questi pellegrini, Corrado di Baviera, divenne poi il patrono della città. Sotto la dominazione degli Angioini la città continuo' a mantenere la propria indipendenza. Con l'arrivo degli Aragonesi le cose divvenero più difficili, in conseguenza dei difficili rapporti e dei contrasti tra francesi, spagnoli e italiani. Questa situazione porto' a guerre e devastazioni in tutto il sud Italia, tra cui il sacco di Molfetta da parte dei francesi tra il 18 e il 19 Luglio 1529. Questo episodio marco' notevolmente la città, ostacolandone la rinascita per lungo tempo.
Camminando per le stradine di Molfetta potrete accorgervi da subito del grande sviluppo industriale che la città ha avuto negli ultimi anni. Già nella zona industriale oramai da qualche tempo è sorto un grande centro commerciale (Outlet) che ospita tantissimi negozi di abbigliamento, arredamento, bar, ristoranti e pizzerie ed un enorme multisala (Cinestar) dove personalmente, soprattutto nei week end, mi reco per vedere con calma ed in tranquillità bellissimi film di prima visione. Il centro storico di Molfetta è davvero bello, con il suo porto illuminatissimo e ricco di pescherecci e navi commerciali.
Da visitare poi sicuramente è il cosidetto Pulo - sprofondamento carsico di diametro di 170 metri e perimetro di 400 circa ed una profondità di circa 30 metri, sul bordo superiore del quale sono visibili i resti di un villaggio neolitico - è una grande cavità di origine carsica situata a pochi chilometri dal centro urbano di Molfetta. A seguito del terremoto in Irpinia, nel 1980 la cavità è diventata inaccessibile ma nel 1995 si sono potuti iniziare i lavori di ristrutturazione per far fronte ai danni causati dalle scosse. Con il termine Pulo si indica in particolare una dolina in crollo, originata dal colasso della volta di una grande cavità sotteranea. Le sue pareti sono costitute da calcari del Cretaceo, mentre sul fondo della dolina la roccia calcarea è ricoperta da spessi strati di materiale detritico. Le pareti del Pulo sono costellate da numerose grotte; in tutte le grotte pero' è assente lo stilicio delle acque, di conseguenza non si rinuegono formazioni di stalattiti e stalagmiti. Il salnitro delle grotte si rinviene sotto forma di incrostazioni e infiorescenze biancastre, che riveste vaste parti delle grotte.
Non dimenticate di arrivare alla cattedrale ove, nelle immediate vicinanze, sorgono le chiese del Purgatorio, Sant'Anna e Santo Stefano, tutte e quattro lungo lo stesso asse viario detto il "borgo". Poco più distante da queste sorge la chiesa di San Domenico, con annesso convento, oggi riadattato a contenitore culturale (biblioteca, museo e sala conferenze).
Cenni storici by: http://it.wikipedia.org/wiki/Molfetta
Immagini by: www.sbg.ac.at www.terredelmediterraneo.org www.araldicacivica.it
Per info: www.comune.molfetta.it

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02 novembre 2006

Ruvo di Puglia (Ba)

Un'altra bellissima cittadina, a pochi kilometri a nord da Bari, è Ruvo di Puglia. Attivo e florido centro tra il IV e il III sec a.C., ha origini antichissime, infatti i primi reperti risalgono al IX secolo a.C. Nel III secolo a.C. la città di Ruvo intrattenne scambi commerciali e culturali con la Magna Grecia, l'Etruria e la Grecia. Durante l'impero romano fù prima stazione militare e poi municipium e alla cua caduta conobbe le dominazioni bizantina, saracena e normanna; fu in seguito unita alla contea di Conversano. Dopo gli aragonesi e i francesi fu nelle mani dei conti Carafa e ottenne la libertà nel 1806. Il paesello è posto all’apice di una collina che controlla strategicamente un vasto e fertile territorio. Il suo medioevo è in gran parte oscuro, ma ha lasciato una meravigliosa testimonianza di sé: la Cattedrale dell’Assunta. Si presume che la data della sua costruzione sia abbinabile al tardo XII secolo, per essere completata nel pieno Duecento sotto l'influenza degli Svevi. Due sono le culture architettoniche che hanno dato vita a questa Chiesa: il Romanico pugliese ed il Gotico svevo. La navata centrale è ben slanciata mentre si possono osservare maggiori inclinazioni negli spioventi laterali. Sempre sulla navata centrale sono posti tre portali, incorniciati da tre finti archi su colonne. Il portale centrale è ornamentato da diverse decorazioni scultoree che corrono lungo gli stipiti ed i cornicioni. A guardia della Cattedrale siedono ben cinque animali fantastici che sovrastano le loro prede: leoni e grifi. Il tutto è retto da due figure umane sofferenti e prostrate dalla fatica, i telamoni. Nella parte più alta della facciata si aprono una bifora e un grande rosone, di probabile fattura rinascimentale. Se farete un giro a Ruvo troverete percio' sicuramente un paese molto bello da visitare e potrete aprofittare della situazione per assaggiare anche in questa località le carni arrostite, tra le migliori della provincia di Bari. Buon divertimento.
Storia by: www.itinerariweb.com , www.wikipedia.org . Foto by: www.masseriacassiere.it

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